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Prossima tappa dell’azione di governo: riportare in auge il Tegolino

Ad aver senso della notizia, una si chiederebbe come mai Veronica improvvisamente passi il tempo a interpretare la brava nonna da copertina, la brava moglie da copertina, la brava purché-le-diano-la-copertina. Ma la verità è che, del servizio di Chi, io non mi sono soffermata sull’immagine in cui, mano nella mano, piccioncineggia con Silvio. A me di Veronica non importa granché. A me importa che il presidente si faccia passare una birra da Piersilvio, e quella birra sia una Adelscott.

Presidente Berlusconi, guardiamoci negli occhi. Io non l’ho votata, d’accordo. Ho votato Di Pietro, d’accordo, ma so che lei è magnanimo e sa perdonare anche ciò che non comprende (tipo: l’insensata convinzione che, rispetto a non finire comunque in galera, sia sensato avere come priorità quella di non delinquere.) Tuttavia, guardavo Drive In. Mi faceva persino ridere Hasfidanken, pensi un po’ (facevo le elementari, ed era giustificabile che non avessi ancora scoperto i Monty Python.) Insomma, io e lei siamo chiaramente reduci degli stessi anni Ottanta. E siamo rimasti gli unici due a bere la Adelscott.

Ora io non pretendo una legge ad due personam. Però potrebbe, cortesemente, comprare il bar sotto casa mia? È un bar piccolo e mal fornito e con baristi piuttosto sfaticati (sì, insomma: un tipico bar di Roma centro), e ha smesso di tenere la Adelscott. Dice che i clienti non la vogliono. Anche i supermercati, mica ce l’hanno tutti. Insomma, presidente, cosa mi controlla mezzo commercio italiano a fare se poi noi non possiamo avere la nostra birra? Dovremo mica rassegnarci a quella roba da fighetti anni Novanta, quella col limone, come si chiama? Corona. Pfui.

Se mi permetto di dubitare che ci sia lei dietro l’arresto, non è perché io Anne Hathaway l’ho intervistata e mi è sembrata un’attrice, ovvero una il cui neurone soffre di solitudine quanto la particella dell’acqua Lete. Sono certa che sia talmente una grande attrice da avermi convinta di essere tonta nella media delle sue colleghe essendo in realtà furrrbissima.
Quel che mi fa dubitare è la tattica che AH avrebbe adottato per far tornare Follieri a New York dimodoché l’Fbi potesse arrestarlo. Suvvia: dirgli «Noi due dobbiamo parlare del nostro futuro»? Conoscete un uomo che, con queste premesse, affretterebbe il ritorno da voi?
Mi sembra però assai affascinante l’idea che i diari di lei siano di un qualche interesse. Si sa come sono le ragazze: «Dear diary, non ne posso più, quel Raffy pensa solo al riciclaggio dei soldi sporchi e non mi porta mai fuori. E poi, ti dirò: secondo me non è neanche vero che lui e quel tal Papa sono così amici.»

La legge è uguale per molti

Non è che io sa diventata tollerante e che, vedendo una deficiente barcollare sui tacchi, dall’imbarco al bus che porta alla scaletta dell’aereo, reggendo con una mano una Birkin che chiaramente non si può permettere e con l’altra un Macbook aperto, perché se lo chiudi perde la connessione; non è che, vedendola elemosinare spazio vicino al vetro in modo da reggere con un gomito e un ginocchio l’arnese aperto su cui continuare a scrivere urgenze non rimandabili quali «E poi lui mi ha detto, e io gli ho detto, e allora lui»; non è che, vedendola quasi perdere l’equilibrio una mezza dozzina di volte a bus partito ma non arrendersi a chiudere quel cazzo di laptop e a reggersi agli appositi sostegni; non è che in circostanze simili io non pensi che la soggetta è una povera cretina e si merita un ruzzolone. È che la soggetta ero io, e mi sono concessa un istantaneo lodo-Alfano.

Il sonno delle sinapsi genera meraviglie

Radio Deejay, ore 9 e 25. Due tizi, la cui familiarità con la lingua italiana (o anche solo con la logica) è pari a quella di chi scrive sui giornali, parla in tv e fa comunicazione in genere, stanno facendo ciò che fanno i conduttori radiofonici la mattina (e anche il pomeriggio: un’idea manco a morire, poi arriva Fiorello e tutti a certificare il miracolo): riportano le notizie di costume pubblicate dai quotidiani.

Non so se il povero tizio di Deejay stesse riportando alla lettera da un quotidiano o se ci avesse messo del suo (ero in taxi, ero al telefono, e se anche fossi stata a casa in silenzio non gli avrei prestato tutta quest’attenzione - anzi, anche meno, ché se fossi stata a casa in silenzio mica avrei mai acceso la radio.)

Fatto sta che stanno parlando dei costi dei divorzi, e il tapino dice che la via più economica al separarsi ben prima del decesso è «la consensuale da ambo le parti.» Per distinguerla, immagino, dalla consensuale unilaterale, altrimenti nota come «Io sono d’accordo che ci lasciamo.» «Io no.»

Generazione trans

Da queste parti si considera Alfonso Signorini l’unico vero genio prodotto dal giornalismo italiano negli ultimi anni, tesi che è particolarmente divertente difendere quando si conversa con gente che non guarda i programmi di Simona Ventura e legge Internazionale (sì, ne esistono; secondo me fanno finta, ma ci tengono talmente tanto che una fa finta di crederci; a tal proposito, cfr. all’improvviso un genio: A Termini due passanti vedendo fidanzato con detto settimanale commentavano: “Questi di sicuro scendono a Capalbio”.)

Come tutti i geni, Signorini non fa nulla per caso.
Quando intitola la rubrica delle lettere di Tv Sorrisi & Canzoni con uno sgrammaticato (nonché esclamativato) “Non c’è proprio scampo alla pubblicità!” non è perché non sa che lo scampo è “da” e non “a”: è perché è in sintonia con noi, pubblico analfabeta.
Quando, nella risposta alla stessa lettera, racconta di essere cresciuto con Heidi e Lady Oscar, non è perché ci tenga davvero a spacciarsi per trentenne: è perché è in sintonia con noi, lettrici che ci caliamo gli anni.
E quando, infine, all’elenco dei cartoni aggiunge Milo e Shira, non è un refuso, non è una castroneria, non è un errore di saggezza. È che, come le mie lettrici (quelle che hanno speso 17 preziosi euro per il tomo, intendo) sanno, gli anni Ottanta erano quanto di più frocio, in quanto a formazione culturale. E quindi, tra un George Michael e un Miguel Bosè, ci starebbe benissimo anche la pallavolo transgender. Signorini non sbaglia i nomi. Signorini veicola la confusione sessuale di quegli anni. Quelli di Lady Oscar, appunto.

Il privato, il politico

La soluzione della mia vita sentimentale passa per formule altrettanto semplici di quelle con cui provare a recuperare il PD.

In sintesi: chiunque (altro) è meglio.

(No, non sono fidanzata con Veltroni, ma vi ringrazio di aver preso così sul serio i miei guai.)

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Permalink - Categoria: Modelli

Quello che le donne trovano in Roger Rabbit

Se avete letto il libro (come, «quale libro?», mi avete preso per una blogger non promozionale?) già sapete quel che penso di «Voglio un uomo che mi faccia ridere» e di quelle che pronunciano siffatta frase.
Tuttavia.
Tuttavia sottoscriverei tutto quel che dice Molly; tuttavia mi pare manchi una conclusione ovvia e inclusiva delle due opzioni: non si è mai visto un uomo veramente divertente fare la fame.
Quando avrò molto tempo e il lusso di sprecarlo vi esporrò le mie teorie sulla specifica categoria di uomini che riesce a innamorarsi solo della Ragazza Ricca (non: benestante; ricca, diversa da voi e me, «con la voce piena di soldi», come diceva quello.) Non so se ve ne siano mai capitati a tiro, io ne conosco tre abbastanza bene da ritenere le mie conclusioni solidamente scientifiche.
La brillantezza dialettica, il senso dell’umorismo e in generale il non essere noioso fanno per l’incremento patrimoniale di un uomo molto più di quel che la bellezza o la bravura a letto facciano per migliorare le condizioni economiche di una donna. Non foss’altro perché un uomo autenticamente brillante è, sul mercato, ben più rara merce di una donna impeccabilmente figa.

(Ribadisco: avere semplicemente più soldi di lui non vuol dire essere una Ragazza Ricca, e anzi porta solo problemi.)

E mi hanno fatto domande sulla mia vita interiore

- Sei un cialtrone.
- Lo so, hai ragione.
- Sei come (omissis): siete privi di Super-Io.
- Non me ne parlare, nel frattempo me so’ perso pure l’inconscio.
- Nel cambio di stagione?
- Machennesò, non lo trovo più da nessuna parte.

Dietro ogni grande donna c’è un uomo saggio

Uno che, se torna a casa e la trova che traffica con decorazioni per scarpe, apprezza abbastanza da convincerla a tenerle nascoste finché non avranno registrato il brevetto.